DIU

 

ILWANA KLINKE·LUNEDÌ 2 MAGGIO 2016

Perché il Diritto Internazionale Umanitario ( DIU) non va solo memorizzato, ma pure capito e integrato nei propri schemi mentali. 

Quante persone hanno davvero una conoscenza sufficiente del DIU ? Non mi riferisco solo alle parti belligeranti, ma anche agli umanitari e la grande massa. L’abbiamo davvero capito? Chi attacca degli ospedali ha capito perché il suo atteggiamento è controproducente a lungo termine? Basta poi capire? Assolutamente no. Capire è solo il primo passo, bisogna anche riuscire ad elaborare il concetto finché non si riesca a farlo combaciare con il proprio credo e ad inserirlo nei propri schemi mentali. 

Purtroppo oggigiorno le informazioni arrivano alla gente quasi sempre dopo essere state sintetizzate, quando non sono addirittura “copiate e incollate” e quindi monocorde. Il cervello registra l’input, ma spesso manca di dati per poter elaborarlo correttamente. Questo procedimento ostacola la corretta trasmissione del messaggio. Il nostro mondo attuale funziona purtroppo così. Abbiamo l’involucro o la struttura, ma manca la sostanza e forse pure la costanza. Credo che lo stesso valga circa la conoscenza del DIU. Ho visto commenti  e articoli sul web che mi lasciano pensare che in pochi hanno capito e integrato il vero “messaggio” del DIU. Parlo di “messaggio”,  perché si dimentica troppo spesso che dietro a queste regole e articoli di legge, ci sono Uomini, sofferenze, dolori, i bisogni più fondamentali, ma anche riflessioni elaborate, gioie e compromessi. Questo messaggio, sotto forma di regole, è il testimone silenzioso che volevano lasciarci le generazioni precedenti, per comunicarci quali erano i valori in cui credevano e che stimavano fondamentali per tutti, proprio tutti noi; a tal punto da volerli codificare e condividere con il mondo intero sotto forma di regole. 

Non è il DIU a sé stante a interessarmi in questo momento, ma il metodo con cui cerchiamo di trasmetterlo. Mi meraviglio come nel mondo umanitario che, per definizione, dovrebbero occuparsi dell’essere umano, si prenda così poco in considerazione i meccanismi e le dinamiche che reggono l’umanità intera. Come possiamo pensare di risolvere un problema, se eludiamo parte dei dati che ci riguardano?  Credere che basterebbe adattare le regole del DIU al mondo moderno per combattere le trasgressioni, mi sembra ingenuo. Credere che basti urlare al mondo “esigiamo il rispetto delle regole”, si è dimostrato inutile. Ci si ostina a voler continuare a curare la struttura o lo strumento. Dovremmo invece occuparci della persona, di chi dovrà usare lo strumento e soprattutto saper applicarlo in situazioni in cui si si dovrà confrontare con le tantissime variabili legate alla condizione umana ovvero le emozioni, ferite, energie, credenze etc. suoi e altrui. La pratica é ben diversa della teoria su carta. 

Quando parlo di trasmissione di messaggi, mi piace fare il paragone con i bambini. Prendiamo quelli che a due anni già conoscono tutte le capitali dei vari Paesi o i nomi dei vari presidenti. Sembrano piccoli geni, ma in fondo è una memorizzazione nient’altro. Questi bimbi non sanno minimamente cosa sia davvero una capitale o un presidente e quale possa essere la loro funzione; per i bimbi rimane un concetto molto astratto. Prendiamo ora un altro esempio, come quello del papà che dice al proprio bimbo : “Attento, il piatto esce dal forno, non toccare perché scotta”, ma il bambino lo tocca lo stesso, bruciandosi le dita. Il bambino non è mica masochista e possiamo quindi supporre che con grande probabilità gli è fuggito una nozione, un concetto oppure aveva una conoscenza superficiale o erronea di alcuni termini, perché di sicuro non aveva intenzione di scottarsi le dita!  Il mancato rispetto di una regola è spesso legato al fatto che la persona non ha capito oppure integrato completamente il concetto nelle proprie strutture mentali. 

Un bravo educatore sa che, a lungo termine, la cosa più importante non è imporre il rispetto di una regola, ma aiutare il bambino perché possa capire e poi integrare la regola nei propri schemi mentali; perché il resto, ovvero il rispetto della regola, verrà automaticamente da sé!  Questo insegnamento che riguarda un ragionamento più complesso, aiuta poi il bambino nel replicare il ragionamento in funzione di altre o nuove regole. Ciò non corrisponde invece quasi mai al caso in cui la regola è stata semplicemente impostata; e i genitori se ne rendono poi spesso conto durante il periodo adolescenziale, quando la costrizione diventa più difficile da applicare con ragazzi quasi adulti o quando  la fiducia nel genitore sembra in certe occasioni quasi svanita; perché i genitori non sono infallibili.  

Bisogna, difatti, anche introdurre il concetto di fiducia perché succede che la maturità fisiologica del bambino non permette che la regola venga integrata fin da subito. Quando il bambino, non ha ancora le capacità per poter capire e elaborare certi concetti, perché troppo giovane, deve fidarsi alla cieca e supporre che l’adulto abbia validi ragioni per imporgli una regola. Quando l’interlocutore sembra coerente, onesto, integro, e capace di discernimento, allora ispira fiducia; nel caso contrario perde invece la credibilità. Lo stesso vale per chi cerca di trasmettere o imporre il DIU, quando per qualche ragione, ha perso la credibilità a causa del proprio atteggiamento o per via del comportamento di chi fa parte dello stesso gruppo. Si assiste allora talvolta  a situazioni in cui i rappresentanti di organizzazioni umanitarie vengono consultati pro forma, ma non ascoltati. Tale “ farsa” inganna e certamente non aiuta né l’integrazione, né il rispetto del DIU. 

Proprio perché la regola è uno strumento utilissimo e fondamentale in situazioni di stress, quando non c’è tempo per riflettere o quando ci viene chiesto un comportamento opposto alle nostre pulsioni, occorre lavorare nella prevenzione. Chi si occupa di emergenza lo sa. La regola si dimostra allora come una guida, un faro per non perderci nella tormenta, ma ciò vale solo se precedentemente la regola è stata integrata e capita. Chi ha una conoscenza solo superficiale e si trova in una situazione che genera tensione, come un conflitto armato, ma anche un divorzio, seguirà con grande probabilità le proprie pulsioni o degli schemi mentali vecchi;  con le conseguenze che purtroppo conosciamo. Succede perché al momento del processo decisionale, solo un concetto integrato nel proprio schema mentale rimane rapidamente disponibile quando il soggetto si trova sotto stress. Le ricerche dimostrano che l’elaborazione e l’integrazione di un concetto, richiede la partecipazione di più aree cerebrali e quando successivamente una di esse è bloccata, si può risalire tramite un’altra area all’informazione cercata. Purtroppo tutto ciò richiede uno sforzo supplementare: in tempo, energia, apertura e formazione pratica mirata. Tutto quello che il mondo di oggi cerca di eliminare per una questione di costi. 

Riguardo poi alle condanne e alle punizioni di questi crimini contro l’umanità, le considero come un segnale forte della comunità per dire “noi questi atteggiamenti li condanniamo perché non rispettano la nostra cultura”.  Al contempo sono occasioni che dovrebbero generare discussioni approfondite legate a casi pratici perché aiuta sicuramente a promuovere  la profonda comprensione del DIU e del suo messaggio. È importante affinché le comunità, ma soprattutto le future generazioni, possano anch’esse integrare i concetti del DIU nel loro pensiero e usufruire di una base solida sui cui costruire il loro futuro. 

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